e tu te l’eri scordato, e ti accorgi che suona, il rumore delle sfere, che a volte si va a nascondere in cose minuscole, in momenti che non l’avresti mai detto, come quando stendi in bucato, e poi esci e torni a casa e senti odore di sapone di Marsiglia, o come quando hai un computer nuovo e stai caricando il programma di scrittura, o come quando sei in giro, in centro, con tua figlia, e ti volti a vedere se è dietro di te e la vedi e ti vien da pensare Ma com’è bella, o come quando firmi un contratto di allacciamento del gas, o quando vedi che gli alberi son diversi e pensi L’autunno ha cambiato il giardino. Tutte le volte che ti svegli che hai fame. Quando senti qualcuno che sta attento a quello che dice. Quando ti rammendi le tasche della giacca Quando si beve il primo vino dell’anno, hai vent’anni, e sembra un succo di frutta, sì e no cinque gradi. Quando stai per lasciare l’appartamento nel quale hai abitato tre anni e fai l’ultimo giro e trovi il mozzicone di candela che avevi usato il primo giorno che c’eri entrato, che non ti avevano ancora attaccato la corrente. Quando stai stendendo i panni e ti sorprendi a cantare. Quando sei in giro, al mattino, per il centro, e tutti i posti in cui devi andare sono ancora chiusi, e entri in un bar, e ti ci fermi mezz’ora, e ci trovi una folla di pensionati che gira intorno ai quotidiani come i bambini, con la bella stagione, attorno alle altalene dei giardini pubblici. Quando tuo babbo ti chiama Ligera, hai tre anni, e tu pensi che voglia dire cravatta, e sei contento che tuo babbo scherza con te. Quando esci da lavorare, hai sedici anni, ha fatto otto ore in un prosciuttificio, e adesso vai a casa, e sei così contento che ti strapperesti i capelli. Quando sei a letto, e sei stanco, e dici alla tua gatta, che ha quattordici anni, Vieni qui, e la gatta vieni lì. Quando sei sulle spalle di tuo nonno, e fate una gara di corsa, e tu e tuo nonno vincete, e tu eri il più piccolo e non vincevi mai. Quando su per una salita, sull’appennino, è notte, hai ventisei anni, sei a piedi, per mano a una ragazza, e voltate l’angolo della strada e c’è un mare di lucciole, e non è normale, tutte queste lucciole, dev’essere successo qualcosa. Quando tagli il pane, certe volte. Quando sei da solo, e ti apparecchi. Quando parli e ti sembra di sentire la voce di tuo babbo, che è morto da dodici anni. paolo nori in presente - nori vasta murgia bajani (via leciliegieparlano)

(via lapolaroidiuntuffo)

skiribilla:

ex-libris di Roger Ibanez

skiribilla:

ex-libris di Roger Ibanez

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La Senna quell’anno lì gelò. Io nacqui di maggio. Son io la primavera. Destino o no, rompe le scatole invecchiare, veder cambiare le case, i numeri, i tram e i cappelli della gente, intorno alla propria esistenza. Abito corto o berretto con lo spacco, pane di pasta dura, battello a ruote, tutto per l’aviazione, è sempre la stessa solfa. E’ uno sciupo di simpatie. Io non voglio cambiar più. Ne avrei cose da piangermi addosso, ma son loro sposo, sono una piaga, e del resto m’adoro quant’è marcia la Senna. Chi cambierà il lampione agganciato all’angolo del numero 12 mi darà un grosso dispiacere. Siam provvisori, questo è vero, ma io ho già provvisorieggiato abbastanza per la mia dignità. Ecco i barconi… Essi hanno tutti un cuore, oggi. Batte grosso grosso e burbanzoso nella buia eco delle arcate. È quanto basta. Io mi disintegro. Non mi lamento più. Ma il gioco non deve continuare. A lasciarsi trascinare via dalle cose, per mal combinate che le troviamo, ci sarebbe da morir di poesia.

- Louis-Ferdinand Céline, Morte a credito

ArtistVirginiana Miller
Titlealtrove
Albumgelaterie sconsacrate (1997)

Il signor Paolo dice che Bisognava capirlo subito che la lotta era impari e scorretta, ma ci siamo fatti distrarre.

Questa è la sigaretta che non abbiamo fumato sul terrazzo, alle 6 di mattina, brindando con la roba calda, a festa finita. Noi tre, quanto ci siamo divertiti.

«E’ impossibile.» disse l’orgoglio.
«E’ rischioso.» disse l’esperienza.
«E’ inutile», tagliò corto la ragione.

”Ma vaffanculo”, conclusi io.

justmyfuckingbrain:

bugiardaeincosciente:  

(via curiositasmundi)

(via curiositasmundi)

- Salute, Medrano, e parliamo di lei.
- Per interesse, per cortesia? A volte si dicono cose che sono meri riflessi condizionati. La deluderò cominciando col dire che sono dentista e poi che passo la vita senza far niente di utile, coltivando alcune amicizie, ammirando alcune donne e costruendo con tutto ciò un castello di carte che cade ad ogni sbatter di ciglia. Plaff, tutto a terra. Ma ricomincio, sa, ricomincio.
La guardò e si mise a ridere. […]
- Stiamo dicendo un mucchio di sciocchezze, - disse Claudia, e rise anche lei. - Sempre la maschera, ovviamente.
- Oh, le maschere. Tutti pensiamo al volto che nascondono, ma in realtà ciò che conta è la maschera. Che sia questa e non altra. Dimmi che maschera porti e ti dirò che volto hai.
Il viaggio premio, Julio Cortázar.

These days I sit on corner stones

And count the time in quarter tones to ten.

Please don’t confront me with my failures,

I had not forgotten them.

fotonico:

Lauren Bacall nel film “Avere e non avere” del 1948 conobbe quello che fu, a detta sua, l’unico amore della vita: Humphrey Bogart.
Nel film la Bacall aveva una battuta : “Se mi vuoi, fammi un fischio”
Bogart fece dono all’attrice di un fischietto d’oro con incisa la battuta, firmata Bogie.
La Bacall indossò il fischietto per tutta la vita.
Alla morte di Bogart, Lauren fece mettere nell’urna cineraria un fischietto d’oro con l’incisione “Se hai bisogno di me, fammi un fischio”. 

fotonico:

Lauren Bacall nel film “Avere e non avere” del 1948 conobbe quello che fu, a detta sua, l’unico amore della vita: Humphrey Bogart.

Nel film la Bacall aveva una battuta : “Se mi vuoi, fammi un fischio

Bogart fece dono all’attrice di un fischietto d’oro con incisa la battuta, firmata Bogie.

La Bacall indossò il fischietto per tutta la vita.

Alla morte di Bogart, Lauren fece mettere nell’urna cineraria un fischietto d’oro con l’incisione “Se hai bisogno di me, fammi un fischio”.